Stairway to Buvoli

Un universo multicolore di etichette recanti nomi blasonati e non, dosaggi zuccherini segnalati come portabandiera orgogliosi di vinificazioni che da qualche anno a questa parte trovano con sempre più frequenza posto negli scaffali di enoteche, ristoranti e rivendite di vino.

Si spumantizza di tutto, i puristi anarchici vogliono solo i rifermentati in bottiglia, i ben pensanti borghesi innaffiano i loro aperitivi con bollicine dalla declinazione squisitamente zuccherina, i rodati bevono solo bollicine francesi, i nostalgici vogliono il lambrusco istituendo guerre senza tempo contro la dura declassazione subita da quest’ultimo.

Insomma ce ne per tutti i gusti, e anche di più, diventa allora difficile capire dove posizionarsi, o meglio, diventa difficile togliersi dallo stordimento generale per capire effettivamente cosa ci piace davvero.

Martedì sera in osteria è arrivato Marco Buvoli, un signore di mezza età, produttore di uno dei tanti spumanti sopra citati, a farcelo conoscere in osteria sono stati Simone e Giada. Il capitolo Giada e Simone meriterebbe un articolo a parte, ormai non si tratta di clienti ma confidenti con i quali passare ore parlando di bollicine piuttosto che vitigni e bere onestamente calici dall’indiscusso valore, diciamo per semplicità che sono complici della nostra sempre più aumentata consapevolezza enogastronomica.

Buvoli produce metodi classici, probabilmente i migliori metodi classici italiani assaggiati finora, usa principalmente pinot nero e lo vinifica come insegna il suo maestro Jacque Selosse. Non si tratta di un’etichetta blasonata, tutt’altro, Marco ha iniziato la sua avventura per passione, spregiudicata passione, la sua formazione inizia quando ancora bambino il padre lo spinge a fare il corso da sommelier, per guadagnarsi il pane nei ristoranti, ma la vita lo porta a lavorare in tutt’altro settore, nell’ambiente automobilistico, i suoi clienti e fornitori erano in Francia, e si sa, chi ha passione per il vino non può non approfittare di questo per non fermarsi in Borgogna o in Champagne, visitare cantine e vivere il vero vino. Da li ad iniziare la produzione in proprio il passo sembra breve, lastricato di difficoltà, difficoltà che si colgono nel suo atteggiamento umile, tipico di tutte le persone intelligenti che sanno mettersi in discussione. La sua opera inizia per passione vera quindi, e per se stesso, non di certo per vendere. Si sa’, questo è un mondo che dal momento che inizi ad affrontarlo ti coinvolge e non ti da alternative, ad oggi Buovoli è diventato  produttore e lo fa come unico impiego, ha per fortuna deciso di dedicare la sua vita alla “causa spumantistica”, e gli è riuscito incredibilmente bene.

Non c’è solo la persona dietro ai suoi vini, c’è il sogno, la passione e la necessità di condividere tutto questo, noi dal nostro piccolo abbiamo deciso di cavalcare il suo treno, non solo perché ci piace chi si distacca dal coro per seguire i propri sogni, ma anche e sopratutto perché i suoi vini sono di livello assoluto.

Serve tanto conoscere chi c’è dietro, nel backstage di quello che tanto amiamo, è bello perché ci si fa un’idea che il più delle volte viene confermata, martedì la serata si è conclusa con le note di “stairway to heaven” dei Led Zeppelin, la sincerità si toccava a mani nude, come Buvoli tocca gli acini, in un’osteria che sempre più spesso ospita le anime dei puri.

 

Stefano Pian

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