SALTO NEL BUIO

Un martedì di inizio marzo, cielo plumbeo, la primavera che si fa attendere e sui social già nostalgica fa le sue ultime apparizioni la neve, marzo è pazzerello, lo diceva anche un vecchio adagio.

In linea con il clima e la voglia di fare qualcosa di diverso, di cuore, martedì l’osteria ha aderito ad un’iniziativa spontanea e se vogliamo anarchica, sicuramente fuori dagli schemi e non scolastica, martedì è stato un “salto nel buio”. La location scelta è stata la splendida cornice della Paterna, ad impreziosire la serata due grandi maestri, Vanni Muraro e Michele Bressan.

Dopo anni passati a “studiare” il vino nelle sue più diverse sfumature viene naturale chiedersi quale sia l’atteggiamento giusto nei confronti di questa magica bevanda. Sono numerosi gli approcci, chi da un lato ha tentato di incanalare all’interno di alcune linee guida tutte le sue sfumature, tanto da fare manuali, piuttosto che concorsi e gare per dargli un valore, chi invece seduto al banco di un osteria declina inconsciamente la sua importanza ad una correlazione alcolica, chi invece bastian contrario si contrappone a qual si voglia categorizzazione, oppure chi, come i nostri vecchi, molto genuinamente sa rispondersi solamente riguardo la sua piacevolezza.

La nostra formazione inevitabilmente si rifà ad un approccio genuino e naturale, viviamo il vino con lo stesso spregiudicato entusiasmo che accomunava i nostri nonni, seduti attorno ad un tavolo a valutare la stagione passata e le vinificazioni future, tutto tremendamente poetico come dev’essere in questi casi.

Martedì sera abbiamo provato a condividere questo nostro approccio spontaneo e semplice con tutti i commensali che avevano aderito già dall’inizio ad una serata alla cieca, totalmente alla cieca, vino e cibo compresi. Abbiamo anche calcato un po’ la mano per dare un tono assoluto a tutta la faccenda, era d’obbligo bendarsi per eliminare ogni possibile disturbo. Lo scopo della serata era quello di chiacchierare assieme sul vino oltre qualsiasi categorizzazione e di capire se questo magico nettare d’uva ci piace in assoluto oppure no, capire cosa succede dopo aver mangiato un boccone. Insomma in poche parole abbiamo condiviso il nostro approccio, semplice se vogliamo ma non scontato.

Sempre più spesso aderiamo o creiamo eventi con lo stesso filo logico conduttore, è diventato un obbligo verso noi stessi, se da un lato è rassicurante perché ci definisce come persone coerenti, sopratutto con noi stessi, dall’altro fa squisitamente parte della nostra innata necessità di condividere, sempre più convinti che sia la condivisione stessa il cuore pulsante delle nostre esistenza.

 

Stefano Pian

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