NUMERI UNO DA TOSO

Una serata in compagnia dei “numeri uno”, per mangiare, imparare, sentirsi liberi da ogni preconcetto comunicativo, parlare liberamente chiedendo e spiegando, tutto con un unico filo conduttore: la naturalezza. Questo è successo martedì sera, e questo è quello che serve per evadere dallo stress che accomuna ognuno di noi, Ma facciamo un passo indietro.

A Tricesimo, appena sopra Udine da diverse generazioni esiste una trattoria, salita agli onori della cronaca per la capacità del titolare, Giancarlo Toso, di rendere assoluto qualsiasi pezzo di carne che passi dalle sue mani alla griglia, griglia che da sempre trova posto al centro della sala, nel suo ristorante, armonicamente e rispettosamente adagiata su di un caminetto.

Questa sera però non è la carne alla griglia la prima donna, a spodestarle il trono c’è la beccaccia, e a renderle onore le sapienti mani di Armando, un ottantenne con un’implacabile passione per il pennuto che a quanto pare ruba più cuori di una ventenne da pagine platinate, al punto da spingere Armando stesso a scriverne un libro.

Più di una volta ho avuto modo di riscontrare la passione vera da parte dei cacciatori per questo pennuto, sicuramente perché non è un animale che cresce in cattività, sicuramente perché porta con se il fascino di tutti i migratori che dalla Siberia arrivano fino al caldo del mediterraneo. Della beccaccia non si butta via niente, forse anche questo è motivo del suo grande fascino, è difficile cacciarlo e ogni “preda” è connotata da indimenticabili avventure, insomma la beccaccia non è un semplice animale per i cacciatori, è più una missione, e a renderla ad un livello superiore, assoluto o se vogliamo totalizzante c’è proprio Armando.

Per arrivare da Toso si passa per la pianura friulana, Pordenone, Cimpello, Udine alta, un pugno sullo stomaco anche ai meno sensibili, pianure ricoperte dalla florida esplosione economica del secondo dopoguerra, centri commerciali come status simboll di una società che aumenta ad ogni anno il suo divario sociale tra chi ce l’ha fatta e chi arranca, finalmente arrivando a Tricesimo tutta questa angoscia rimane un ricordo, complice sicuramente l’eccitazione del momento e l’orgia endorfinica scatenata dai Doors a volume massimo in macchina, grazie Jim.

Appena entrati al ristorante, Toso ha tenuto aperto solo per noi, un onore, la scena è piuttosto familiare se vogliamo, Giovanni in iper eccitazione che tra un calice e una fetta di salame scruta ogni passaggio di Armando allo spiedo, Marco seduto in un angolo che scrive per non dimenticarsi nulla di prosopopeici passaggi, Davide che affetta salame donando una dimensione casalinga alla situazione, Michele che tra una telefonata e l’altra adagia commenti schietti su calici dal valore totale.

Armando è un tipo strano, mi spiego, ha deciso di donare tutto se stesso alla causa delle beccacce, decadi e decadi di affinamento di tecniche, un enciclopedia del passaparola tramandato da massaie ed esperti, per darvi una misura, basti pensare che utilizza per lo spiedo dei legnetti che lui stesso recupera dai gelsi l’ultima settimana del mese di agosto con la luna calante, potrebbe sembrare ingenua poesia, invece tutto assolutamente spiegato nei minimi dettagli.

Tralascerei ogni spiegazione tecnica o gustativa sulla beccaccia, sapete è un territorio di difficile interpretazione e sicuramente è uno di quegli argomenti che necessitano passione, mi piacerebbe invece riportare quanto siamo statti bene, gruppo compatto, minimo comune denominatore la passione.

A fine cena e dopo più di qualche bottiglia alla cieca arriva il momento del dolce, siamo da Toso e sarebbe sprecata la griglia se Giancarlo non cucinasse per noi il fegato, qualche biscottino di rognone e due costate, è tutto incredibilmente carico di emozione, cosa può spingere un realizzato ottantenne a fare qualche bistecca per dei giovani appassionati?! Cosa se non l’amore e la necessità di tramandare il suo sapere.

Una serata fantastica, condita dai racconti dettagliati su cotture e tipi di carne, segreti tenuti tali perché in genere le persone non hanno tempo e voglia di soffermarsi sui precursori del successo, alle persone, quantomeno alla stragrande maggioranza basta il risultato, buono, ottimo verrebbe da dire, noi no, a noi non basta, abbiamo bisogno di entrarci dentro, dobbiamo capire perché fa parte del gioco.

Semplice magia di un martedì sera in famiglia, attorno ad un focolare festeggiando la vita e dado un senso vero alle fatiche di due personaggi che hanno dedicato la loro vita alle basi della cucina, siano esse la beccaccia o il fegato, martedì abbiamo festeggiato la naturalezza, la purezza e la famiglia.

 

Stefano Pian

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